Sabato 27 Novembre si è tenuta al MILS la presentazione del Quaderno n. 11 del Museo dal titolo: “Storie d’Impresa in Lombardia dall’Ottocento al secondo dopoguerra”, opera dello storico Giuseppe Nigro. Il volume è dedicato a tre casi industriali a Saronno: il Cotonificio Poss, il Cotonificio De Angeli Frua e la FIMI Phonola. Fra gli ospiti anche alcuni membri della famiglia Poss.
Come già detto, si tratta dell’undicesimo volume  dei “Quaderni del Museo”, una collezione che “accompagna la storia del MILS da oltre vent’anni, presentando via via la ricostruzione di vicende storiche senza le quali gli oggetti esposti sarebbero soltanto testimonianze silenziose”.
Dopo un’introduzione da parte del Presidente del MILS, Ing. Arnaldo Siena, sono intervenuti il sindaco di Saronno Augusto Airoldi e il Vice Sindaco e Assessore alla Cultura Laura Succi. Ha portato un saluto anche  Manuela Maffioli, Vice Sindaco e Assessore alla Cultura del comune di Busto Arsizio che ha introdotto la rete dei Musei dell’Industria del Varesotto (MIVA) di cui il MILS fa parte che si è  costituita l’anno scorso con capofila il Museo del Tessile di Busto Arsizio.
La parola è poi passata ai due relatori, il Prof.  Daniele Pozzi della LIUC Università Carlo Cattaneo – Castellanza e il Prof. Giuseppe Nigro, autore del libro.
Il Prof. Pozzi ha voluto iniziare la sua presentazione precisando che quello di Giuseppe Nigro è  “un libro di storia locale ma non un libro di localismi; ha una prospettiva più ampia senza referenzialità legate al territorio. C’è Saronno ma si guarda anche lontano”.
Molti sono gli elementi – ha detto il Prof. Pozzi – che emergono dalla lettura del libro e fra questi:
• La “manifattura dispersa”, tipica del Milanese e della realtà lombarda, con uno stretto legame fra la città e la campagna circostante che le ferrovie rendevano possibile;
• La storia di Saronno calata nella storia economica del Paese;
• La “delocalizzazione” delle attività industriali di cui la famiglia Poss  e anche la De Angeli Frua rappresentano chiari esempi. E’ una delocalizzazione che s’indirizza verso le realtà periferiche, “ancora vergini” dove non esiste un contesto industriale ma ci sono le condizioni per crearlo, ad esempio una “mano d’opera più docile” rispetto a quella di Milano, la mancanza dei vincoli del passato (gli stabilimenti sono da costruire ex novo e possono nascere con concetti nuovi e con le più moderne attrezzature di produzione);
• Il nascere di un nuovo “welfare industriale” con un’attenzione degli imprenditori verso i dipendenti che andava oltre il “paternalismo ottocentesco”; nel libro lo si riscontra ad esempio nella De Angeli Frua che applicava questo modello di “corporate cocial responsibility” in tutti gli insediamenti del Gruppo.
La FIMI poi – ha continuato il Prof. Pozzi –  offre un esempio di azienda nuova, votata all’innovazione; la si può assimilare a una “start up” di oggi. E’ anche un esempio di quanto spesso l’innovazione tecnologica abbia difficoltà a tradursi in risultati economici, perché richiede ingenti investimenti con un ritorno che il più delle volte non è sicuro e in ogni caso arriva con molto ritardo. Nel caso del settore degli apparecchi radio e televisivi, quale quello della FIMI, ci si è trovati di fronte anche alla mancanza di aiuto da parte del sistema: ritardi nella definizione degli standard, un regime fiscale che penalizzava il “nuovo” perché ritenuto  “oggetto di lusso, ecc.
Un altro elemento che traspare chiaro nel libro del prof. Nigro – continua Daniele Pozzi –  è il rapporto fra industria e arte e cultura; lo si vede scoprendo i nomi dei vari designers che collaborarono con la FIMI Phonola e dei grafici che contribuirono alle campagne pubblicitarie dell’azienda saronnese. Lo si riscontra anche nel rapporto fra Frua e la Triennale di Milano.
Nell’introdurre il suo libro, il Prof. Nigro ha voluto riprendere quanto detto dal precedente relatore sottolineando come “l’antagonismo al localismo” sia stato un tratto distintivo di tutta la sua attività di storico. Ovviamente – ha precisato – “ciò non significa negare il legame con le radici locali e non avere una vocazione identitaria”.
Questo volume – ha detto il Prof. Nigro – rappresenta il secondo capitolo di una storia iniziata con la pubblicazione del Quaderno n. 9 del Museo dedicato al ruolo del capitale straniero nell’industrializzazione di Saronno (Maschinenfabrik Esslingen con capitale tedesco , le Ferrovie Nord con capitale belga). Anche in questo secondo volume è evidente quell’aspetto di “delocalizzazione” sottolineato dal Prof. Pozzi: i Poss, i De Angeli Frua , i Corbellini che incontriamo nella storia della FIMI  non sono di Saronno, ma hanno trovato qui le condizioni ideali per la costruzione di nuovi insediamenti industriali.
La famiglia Poss ad esempio da Legnano – dove si erano insediati con un Cotonificio nel 1885 – si spostarono nel 1893 a Saronno, nel 1904 a Uboldo e nel 1908 a Cesate dove i suoli costano meno e la mano d’opera è più economica. Alessandro Poss – ha continuato il Prof. Nigro – è un tipico rappresentante di una classe di “capitani d’industria”, di “spiriti forti” che ambiscono a realizzare qualcosa d’importante, che hanno voglia d’innovare. Si pensi alle moderne linee di produzione, ai tessuti con caratteristiche innovative  da impiegare per la fabbricazione dei pneumatici o le tele  per l’aereo della trasvolata oceanica di Francesco De Pinedo; si consideri infine l’interesse dei Poss per le “fibre artificiali”. Elemento di modernità fu anche l’investimento della famiglia nella FIMI, il passaggio dal tessile a un settore nuovo, quello che allora era genericamente definito come “industria elettromeccanica leggera”.
Come ha fatto notare Giuseppe Nigro, tutto ciò è anche una testimonianza dell’intreccio tipico che esisteva in quell’epoca fra vari settori industriali; se si analizzano le composizioni dei Consigli di Amministrazione delle aziende dell’epoca è abbastanza comune imbattersi in nomi ricorrenti.
Raccontando la storia della FIMI, il Prof. Nigro ci fa poi scoprire un’altra famiglia, forse poco conosciuta, quella dei Corbellini. Ricchi proprietari terrieri della Bassa Milanese decisero d’investire i loro capitali in nuove e promettenti attività industriali; è così che nasce – grazie all’ Ing. Giovanni Corbellini – l’avventura della FIMI, inizialmente nel settore dei materiali isolanti.  Sarà poi il fratello Giampiero, reduce da un’esperienza all’estero (in Inghilterra), a guidare l’azienda e ad avviarla verso il settore nuovo della radio.
Anche la storia della Stamperia De Angeli Frua di Saronno nata nel 1905 con l’acquisizione della stamperia Zerbi offre spunti di grande interesse:
– La figura di Ernesto De Angeli, un personaggio di rilevanza addirittura internazionale; fu senatore  e fu proprietario della Casa Editrice del Corriere della Sera;
– Giuseppe Frua, un  tipico esempio d’imprenditore moderno che conosceva le lingue e sapeva interpretare le nuove tendenze che si affermavano  in Europa;
– la costruzione a Saronno di uno stabilimento moderno  progettato da uno dei più famosi architetti dell’epoca, Pietro Lingeri;
– Una gestione dell’aziend che pone grande attenzione agli aspetti sociali, ai lavoratori e alle loro famiglie, come già ricordato dal Prof. Pozzi.
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