Prototipo di televisore a cinescopio, standard PAL, 22 pollici

Prototipo di televisore a colori
  • Appartenenza oggetto - Proprio
  • Categoria - collezione FIMI - Phonola
  • Categoria - collezione FIMI - Phonola
  • Inventario - 0951
  • Autore - FIMI
  • Dimensioni - 41,5x60x45cm
  • Datazione - 1966

Descrizione breve

Televisore a tubo catodico di grosse dimensioni. Il televisore è inserito in un involucro in materiale plastico dalle forme molto squadrate.
La parete frontale è quasi interamente occupata dallo schermo da 22 pollici del tubo catodico contenuto all'interno. All'interno si trovano anche l'antenna, il decodificatore, il sintonizzatore, l'altoparlante.
I comandi d'uso sono inseriti nella parte desta della parete frontale. Si hanno infatti il tasto di accensione con relativa spia, due tasti per andare avanti e indietro con i canaligià sintonizzati, due tasti per alzare/abbassare il volume. Sotto a questi si trova uno sportellino apribile all'interno del quale sono inseriti i tasti per la regolazione automatica di sintonia dei canali. Poi si trova l'altoparlante protetto da una griglia in plastica e una boccola per l'inserimento delle cuffie e il tasto "mute".

 

Apparecchio per la icezione di programmi televisivi a colori.

Il decodificatore riceve i segnali elettrici provenienti da un'antenna e li decodifica. Il sintonizzatore, seleziona il canale da visuailizzare. Il monitor trasforma in immagini visibili i segnali elettrici del canale selezionato.

 

La prima trasmissione televisiva risale al 1925, e fu realizzata negli Stati Uniti. Se inizialmente i televisori erano principalmente oggetti tecnologici riservati a pochi tecnici, a metà degli anni '30, con la realizzazione di tubi catodici adatti allo scopo, cominciò la trasformazione dei televisori in elettrodomestici.
I primi televisori avevano l'aspetto di mobili in legno il cui lato superiore era occupato dallo schermo e l'immagine veniva vista riflessa su uno specchio sistemato in posizione obliqua sopra lo schermo. Successivamente, ridotta la lunghezza del tubo catodico, fu possibile collocare il video in posizione verticale, direttamente sulla faccia anteriore del mobile. Questo semplificò la possibilità di visione collettiva. La televisione cominciò a divenire polo di aggregazione e passatempo per molte famiglie. Aumentò l'offerta di programmi televisivi.
In Italia la televisione arrivò con la ripresa economica dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel corso degli anni cinquanta l'innalzamento degli standard di vita medi portò anche ad una ricerca di oggetti simbolo di modernità e ricchezza come gli elettrodomestici. Televisori, frigoriferi e lavatrici divennero beni di consumo molto richiesti.
Le prime trasmissioni televisive ebbero inizio in Italia soltanto all'inizio del 1954 e a quella data erano ancora pochi gli apparecchi riceventi presenti sul territorio nazionale ed erano di grosse dimensioni e forme imponenti.
Verso la fine degli anni quaranta negli Stati Uniti si ebbero i primi esperimenti di trasmissione a colori e venne messo a punto quello che nel 1953 sarebbe divenuto lo standard NTSC. Le trasmissioni regolari ebbero inizio sempre negli Stati Uniti nel 1954.
La televisione evolve verso caratteristiche di compattezza e riduzione dei volumi. Si arriva così agli anni sessanta e a nuovi televisori più piccoli e più economici, grazie anche all'uso dei transistor al posto che delle valvole (il primo modello fu un Sony del 1959). Nel frattempo anche l'offerta di programmi televisivi continuava ad essere ampliata.
In Italia, nel 1962, Marco Zanuso e Richard Sapper progettarono, per la Brionvega, il primo televisore a transistor il Doney 14. Ripensarono la distribuzione dei componenti della televisione in blocchi secondo le funzioni, facilitando così smontaggio e riparazioni.
La crisi degli anni settanta si fece sentire anche nel settore dell'elettronica di consumo. Inoltre gli enti pubblici italiani tardarono a scegliere tra i due sistemi di trasmissioni a colori PAL e SECAM, sviluppati rispettivamente in Germania e Francia negli anni '60, e la televisione a colori fu introdotta, in Italia, solo nel 1973. Questo ritardo e la concorrenza del mercato Giapponese, sfavorirono le aziende italiane. Nella seconda metà degli anni Settanta comparve il telecomando e cambiò il modo di rapportarsi con la TV.
Il passaggio alla microelettronica determinò un'ulteriore evoluzione della forma del televisore. Le ridotte dimensioni dei componenti permisero nuove forme e nuove ricerche estetiche.
La seconda metà degli anni '70, è stato il momento di televisori dalle forme squadrate di colori scuri, in sintonia con la moda dell'High-Tech di quegli anni. Grazie anche a nuovi materiali come il polistirene, materiale plastico che veniva tagliato con una lama riscaldata. Si comincia a puntare sull'alta definizione e sulla qualità del suono.
Sarà Ettore Sottsass a sperimentare, a cavallo tra anni '70 e '80, nuove forme di design per realizzare televisori che possano rispecchiare la società e non solo esigenze funzionali dell'oggetto.
La successiva evoluzione tecnologica della televisione è data dall'avvento degli schermi a cristalli liquidi che hanno consentito un'ulteriore riduzione dei volumi.
L'attuale direzione del mercato non è verso televisioni in miniatura ma anzi verso l'uso di maxischermi. Altro aspetto della televisione di oggi è la fruizione in digitale attraverso i personal computer.
Il prototipo di televisore qui catalogato è stato progettato dal Reparto Ricerca e Sviluppo della FIMI S.p.A. e costruito nel suo stabilimento di Saronno nel 1966.
L'Ingegnere Elettronico Alessandro Tischer, che già da diversi anni si occupava di ricerche nel settore radiotelevisivo, iniziò a sviluppare il televisore a colori presso la FIMI a partire dal 1961.
Inizialmente rimase impegnato sui sistemi PAL e SECAM prima che le Autorità Governative decidessero quale standard adottare in Italia.
Dal 1977 ha poi guidato in FIMI la transizione dal televisore al monitor per terminali alfanumerici e grafici, realizzando, l'anno seguente, il primo monitor FIMI.

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