Radiofonografo a valvole, supereterodina, consolle; Mod. 720

Radiofonografo Phonola 720
  • Appartenenza oggetto - Proprio
  • Categoria - collezione FIMI - Phonola
  • Categoria - collezione FIMI - Phonola
  • Inventario - 0978
  • Autore - FIMI - Giradischi: Polydor
  • Dimensioni - 98x105x65cm
  • Datazione - 1936-1939

Descrizione breve

Questo radiofonografo ha l'aspetto di un mobile in radica di forma trapezoidale. Si presenta suddiviso in due parti affiancate. La parte di sinistra comprende il giradischi e alcuni ripiani per conservare i dischi, quella destra i comandi della radio e l'altoparlante (potenza d'uscita 11W) protetto da una maglia in tessuto e da ripiani in legno che richiamano quelli porta dischi.
Il giradischi è custodito dietro ad uno sportello apribile, incernierato nella parte bassa. E' costituito da un piatto girevole ricoperto di materiale plastico antiscivolo e da un'asta rotante sulla quale è collocata la puntina. Una rotella permette la selezione dei giri (78, 33, 45).
La scala di sintonia della radio è di tipo circolare e sono presenti quattro scale con indicate le località e le lunghezze d'onda in metri per onde cortissime, corte, medie, lunghe. Nel foro posto sul mobile, accanto al quadrante, era probabilmente inserito l'indicatore visivo di sintonia detto "occhio magico".
La scala di sintonia è inserita su un quadrante triangolare che comprende anche due manopole e due selettori per la ricerca della sintonia, la regolazione del volume e dei toni, la gamma d'onde. La parete posteriore è mancante e sono visibili l'altoparlante, gli alloggiamenti delle otto valvole (mancanti) e il circuito supereterodina, il motorino del giradischi e gli altri dispositivi di funzionamento.
In un ripiano è inserito un album in cartone e tessuto, contenente 12 dischi 78 giri, ciascuno in una busta in carta.

 

Questo radiofonografo era utilizzato per ascolto di programmi radiofonici attraverso la ricezione di frequenze radio ad onde lunghe, medie, corte, cortissime e riproduzione di suoni incisi su dischi fonografici.

L'apparecchio radio è un ricevitore supereterodina ovvero il segnale proveniente dall'antenna passa attraverso un circuito chiamato mixer che converte le frequenze ricevute ad una frequenza fissa detta frequenza intermedia
A questa frequenza opera il filtro a banda stretta che seleziona il canale desiderato e invia il segnale ai demodulatori.
L'altoparlante restituisce i suoni ricevuti.
Per il fonografo, si posiziona il commutatore su fono, si posiziona il disco nel giradischi, si posiziona la puntina sulla parte esterna del disco e si avvia la riproduzione.

 

Dopo gli studi con scopi strettamente scientifici di Maxwell e Hertz sulle onde elettromagnetiche e le onde radio in particolare, tra il 1864 e il 1888, furono molti i tentativi di applicare i risultati di queste scoperte ad apparecchi tecnologici.
Guglielmo Marconi e il russo Alexandr Stepanovich Popov, lavorando indipendentemente l'uno dall'altro, utilizzarono per primi le onde elettromagnetiche per stabilire comunicazioni via etere anche a grande distanza.
Nel 1896 Marconi presentò all'Ufficio Brevetti di Londra il suo sistema di Telegrafia senza fili (Wireless Telegraph), dandone pubblicamente la prima dimostrazione pratica.
Parallelamente, negli Stati Uniti Nikola Tesla riusciva a produrre correnti a radiofrequenza (1891).
Uno dei limiti dell'invenzione di Marconi risiedeva nel fatto che essa poteva veicolare soltanto impulsi adatti per il codice Morse e quindi inadatti per la trasmissione dei suoni.
Nel 1904 l'inglese Sir John Ambrose Fleming inventò la valvola termoionica (diodo a vuoto), che consentiva di amplificare i segnali e controllare la velocità di propagazione delle onde radio. Nel 1906 fu la volta dell'Audion (triodo a vuoto) a cura dell'americano Lee De Forest. Amplificando i segnali, le valvole permettevano di trasmettere voci e suoni. L'invenzione delle valvole rappresentò un progresso fondamentale nella tecnologia della radio. Rimarranno infatti i componenti elettronici principali fino agli anni '50 quando inizieranno ad essere sostituite dai transistor.
La prima trasmissione sperimentale di voce e musica mediante un microfono a granuli di carbone viene datata alla vigilia di Natale del 1906 ad opera di Reginald Aubrey Fessender, un professore d'ingegneria di origine canadese.
In Italia la prima radiotrasmissione in fonia (o in telefono senza fili) avvenne a Roma nel 1908.
L'epoca del "telegrafo senza fili" iniziava a lasciare il passo alla radiodiffusione.
Nel 1918 l'americano Edwin H. Armstrong brevettò la supereterodina (in realtà ideata da Lucien Levy l'anno precedente e di cui ne ottenne la paternità nel 1928), un circuito a conversione di frequenza, capace di ricevere e demodulare una vasta gamma di frequenze assicurando una ricezione priva di interferenze, crepitii e oscillazioni. L'idea era quella di convertire le frequenze ricevute ad una frequenza fissa chiamata frequenza intermedia alla quale operavano tutti i circuiti di filtraggio e demodulazione.
Nel 1919 nacque la prima stazione radio, con Frank Conrad che fondò a Pittsburg la KDKA. Nello stesso anno in Olanda nasceva la prima emittente europea che trasmetteva concerti di musica classica (e spot pubblicitari), ricevuti anche in Germania e Inghilterra.
I progressi dell'elettronica, in particolare il perfezionamento sia delle valvole sia dei circuiti, portano negli anni Trenta a un notevole sviluppo dei radioricevitori.
Le radio che iniziarono a popolare le case degli americani e degli europei negli anni '20 e '30, erano delle cassette in legno, spesso dall'estetica raffinata, con alcune manopole di comando montate all'esterno. Queste prime radio avevano valvole montate all'esterno, antenna esterna a telaio e altoparlante a tromba come quello dei grammofoni. La ricezione era però ancora distorta e non di qualità.
Lo sviluppo tecnologico portò a circuiti e valvole migliori e quindi ricezioni migliori, altoparlanti interni magnetodinamici o elettrodinamici, ricezioni non solo in modulazione di ampiezza ma anche di frequenza (1939).
Gli apparecchi di questi anni erano spesso accoppiati a giradischi contenuti in mobili in legno anche di fattura pregevole che diventavano parte integrante dell'arredamento dei salotti delle case.
L'invenzione del transistor nel 1947 a cura di un gruppo di ricerca dei Bell Laboratories (Stati Uniti) guidato da William Shockley, segnò ben presto la fine delle radio a valvole. Nel 1954 la società americana Regency produsse e commercializzò la prima radio completamente a transistor. Le nuove radio a transistor oltre a permettere dimensioni e pesi molto minori presentavano anche prestazioni molto più elevate.
L'apparecchio qui catalogato è stato progettato dal Reparto Ricerca e Sviluppo della FIMI S.p.A. e costruito nel suo stabilimento di Saronno negli anni 1936-38.
I dischi dell'album appartengono alla collezione del Sig. Gian Paolo Terrone e sono degli anni 1943-1957.

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